Quanto guadagna uno studio commercialista? E come capire se il tuo guadagna abbastanza

Studio Commercialista Redditività Tariffe Studio Analytics

"Quanto guadagna uno studio commercialista?" Lo cercano gli studenti che scelgono la professione, ma lo cercano anche i commercialisti che hanno uno studio avviato, di solito dopo una stagione di dichiarativi in cui hanno lavorato tanto e il conto, a fine anno, non è cambiato di molto.

La risposta breve: secondo il Rapporto 2026 sulla professione della Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti e del Consiglio Nazionale (luglio 2026), il reddito medio degli iscritti all'Albo è di 87.376 euro (anno d'imposta 2024), ma la mediana è 48.420 euro: metà dei commercialisti dichiara meno di così. Per il tuo studio, però, il numero che conta non è la media nazionale. È quanto guadagni per ogni ora lavorata e quali clienti ti fanno guadagnare. Si calcola con tre numeri che quasi ogni studio ha già.

Media e mediana: perché il numero dei giornali non è il tuo

La media si alza molto per effetto dei grandi studi: pochi redditi alti spostano il valore verso l'alto. La mediana è il reddito di chi sta esattamente a metà della fila, ed è più vicina all'esperienza di uno studio tipico. Nel Rapporto 2026 la mediana vale circa il 55% della media: la distanza fra i due numeri dice che i redditi della professione sono molto dispersi.

Il confronto con la media nazionale, quindi, dice poco. Uno studio può stare sopra la media perché ha tanti clienti e tante persone, e guadagnare poco per ogni ora. Un altro può stare sotto la media con pochi clienti scelti bene, e guadagnare di più per ogni ora lavorata.

Fatturato dello studio e reddito del titolare non sono la stessa cosa

Un esempio con numeri inventati ma realistici. Uno studio con due soci e quattro collaboratori fattura 420.000 euro l'anno. I costi (personale, affitto, software, utenze, formazione) sono 230.000 euro. Restano 190.000 euro: 95.000 euro a socio, sopra la media nazionale.

Ma ogni socio lavora 1.800 ore l'anno. Diviso per le ore, il reddito di un socio è circa 53 euro l'ora, prima delle tasse e dei contributi. Un professionista che fattura una consulenza a 100 euro l'ora e poi si ritrova a guadagnarne 53 per ogni ora che passa in studio ha un problema di struttura, non di fatturato: troppe ore che non producono compenso.

I tre numeri che dicono se il tuo studio guadagna abbastanza

  1. Il costo di un'ora dello studio. Tutti i costi annui, compreso un compenso figurativo per i titolari, divisi per le ore lavorate sui clienti. È la soglia sotto cui ogni ora ti costa più di quanto porta: il break-even point dello studio, espresso in euro l'ora.
  2. La tariffa implicita di ogni cliente. Compenso annuo del cliente diviso per le ore che lo studio ci ha lavorato. Confrontata con il costo di un'ora, ti dice chi è in margine e chi no. Il metodo passo per passo è in quali clienti mi fanno guadagnare.
  3. La quota di ore fuori canone non fatturate. Pratiche extra, telefonate, solleciti, consulenze "al volo". Se su 6.000 ore lavorate 900 sono fuori canone e ne fatturi 300, le altre 600, a 60 euro l'ora, sono 36.000 euro l'anno lasciati sul tavolo.

Nessuno di questi tre numeri richiede software particolari per essere calcolato la prima volta. Richiede una cosa sola: sapere quante ore va a ciascun cliente.

Dove si perde il margine in uno studio

  • Canoni fermi da anni. Il cliente è cresciuto, ha aperto una sede, ha assunto dieci persone. Il canone è quello di cinque anni fa.
  • Clienti sotto soglia. Spesso sono pochi, ma assorbono molte ore. Raramente sono i clienti che sembrano problematici: sono quelli "storici" con cui nessuno ha mai rifatto i conti.
  • Ore extra che non arrivano in fattura. Sono il caso più frequente, e il più facile da correggere: basta farle vedere al cliente.
  • Lavoro ripetitivo fatto a mano. Ricopiare bilanci, riclassificare, costruire prospetti in Excel. Un business plan fatto così richiede 10-40 ore, e gran parte non è ragionamento ma trascrizione.

Sono gli stessi problemi che lo studio vede ogni giorno nelle aziende dei clienti: un'attività che non misura il margine di contribuzione per cliente non sa dove guadagna. Il controllo di gestione serve anche allo studio.

Da dove partire questo mese

  1. Chiedi a ogni persona dello studio di segnare, ogni giorno, per quale cliente ha lavorato e quanto, a mezz'ora di precisione, distinguendo le ore a canone da quelle fuori canone.
  2. Calcola il costo di un'ora con i costi dell'ultimo anno.
  3. Dopo tre mesi, metti in fila i clienti per tariffa implicita e guarda gli ultimi dieci.

Di solito bastano quei dieci per trovare il primo risultato: qualche migliaio di euro di ore extra da fatturare e un paio di canoni da rinegoziare con i numeri in mano.

Come lo fa Studio Analytics

Studio Analytics è il prodotto di Abako per il controllo di gestione dello studio. Mette ogni cliente su una mappa (ore lavorate, tariffa implicita, compenso) e, impostato il costo di un'ora, li colora in tre stati: in margine, da fatturare, in perdita. Un commento dell'AI indica per primi i clienti da rinegoziare e le ore da fatturare.

Le ore si raccolgono partendo dai fogli Excel che lo studio usa già, oppure con uno strumento di raccolta su misura. L'attivazione richiede poche settimane e il prezzo è su preventivo, perché dipende dalla dimensione dello studio. Non c'è una prova self-service: si parte da una demo di 25 minuti.

In sintesi

  • Rapporto 2026: reddito medio 87.376 euro, mediana 48.420 euro. La media dice poco del tuo studio.
  • Il numero che conta è quanto guadagni per ogni ora lavorata.
  • Tre numeri bastano: costo di un'ora, tariffa implicita per cliente, ore fuori canone non fatturate.
  • Il margine si perde in canoni fermi, clienti sotto soglia, ore extra e lavoro ripetitivo.

Prossimo passo