Qual è il miglior software per fare i business plan ai clienti? Guida per commercialisti
"Qual è il miglior software per fare i business plan ai clienti?" Se fai il commercialista, prima o poi te lo sei chiesto: di solito dopo l'ennesimo weekend passato a sistemare un foglio Excel che non quadra più.
La risposta breve: un "migliore" in assoluto non esiste, esiste quello adatto a come lavora il tuo studio. Per uno studio che prepara business plan per aziende già operative, da portare in banca, il software giusto ha cinque caratteristiche: parte dal bilancio esteso del cliente, riclassifica da solo, tiene collegati conto economico, stato patrimoniale e flussi di cassa, calcola i KPI che chiede la banca (DSCR in testa) ed esporta in Excel e Word modificabili. E deve costarti, per ogni business plan, meno di quanto lo fai pagare.
Qui sotto trovi le quattro famiglie di strumenti che si incontrano sul mercato, sette criteri per confrontarli e le domande da fare in una demo per non comprare a scatola chiusa.
Le quattro famiglie di strumenti
- Il modello Excel fatto in casa. Gratuito, flessibile, conosciuto. Funziona finché lo usa chi l'ha costruito e finché nessuno tocca le formule. Il costo vero è il tempo, e il rischio è l'errore che non si vede.
- I modelli Excel a pagamento, spesso per settore. Licenza una tantum, struttura già pronta, formule protette. Restano fogli da compilare a mano: il bilancio va ricopiato e riclassificato da te.
- I moduli dentro le grandi suite per studi. Se lo studio usa già un ecosistema software completo, il modulo business plan è integrato con il resto. Di solito costa come parte di un pacchetto, ed è pensato per chi è già cliente.
- I software web dedicati. Nascono solo per il business plan: importano il bilancio, generano i prospetti, esportano. Si pagano in abbonamento.
Nessuna famiglia è sbagliata in assoluto. Uno studio che fa due business plan l'anno può vivere bene con un buon modello Excel; uno che ne fa trenta no.
Sette criteri per scegliere
- Da dove parte. Importa il bilancio esteso esportato dal gestionale (Excel o CSV), o ti chiede di ricopiare le voci a mano? Ricopiare 300 conti è il primo punto dove si perdono ore e si introducono errori.
- Riclassificazione automatica. Il conto economico a valore aggiunto e lo stato patrimoniale per pertinenza gestionale devono uscire dal software, non da un tuo foglio di appoggio.
- Coerenza dei tre prospetti. Il test più semplice: cambia la crescita dei ricavi del secondo anno e controlla che stato patrimoniale e cash flow si aggiornino e quadrino ancora.
- Investimenti e finanziamenti riga per riga. Ogni mutuo con il suo piano di ammortamento, ogni investimento con la sua aliquota. Se il software ragiona solo per totali, la banca se ne accorge al primo controllo sul servizio del debito.
- KPI bancari con soglie. DSCR, Debt/EBITDA, PFN/Equity, current ratio, EBITDA margin, con l'indicazione di cosa è buono e cosa è da attenzionare.
- Export modificabile. Excel con i fogli pronti alla consegna e Word con la parte narrativa. Un PDF non modificabile, quando la banca chiede una correzione, ti costringe a rifare tutto.
- Costo per business plan. Dividi il costo annuo del software per i business plan che fai in un anno, e confrontalo con quanto li fai pagare e con le ore che ti fa risparmiare.
Due criteri in più se lo studio è strutturato: dove stanno i dati (server nell'Unione europea, spazi separati per cliente) e quanto è facile per un collaboratore usarlo senza che tu debba controllare ogni passaggio.
Le domande da fare in demo
- "Mi fa vedere un business plan dall'import del bilancio all'export, in diretta, su dati veri?"
- "Se cambio un'ipotesi del terzo anno, cosa si aggiorna e cosa devo sistemare a mano?"
- "Posso correggere a mano un singolo valore? Il software mi avvisa se così sbilancio i prospetti?"
- "L'export Word quanto è pronto? Quanto devo riscrivere?"
- "Quanto costa all'anno, e cosa succede ai miei dati se smetto di pagare?"
Se in demo ti mostrano solo slide e dati già preparati, chiedi di caricare un bilancio tuo. Il modo in cui uno strumento si comporta con un bilancio vero, disordinato, è l'unica cosa che conta.
Dove si colloca Abako Business Plan Builder (e dove no)
Abako Business Plan Builder appartiene alla quarta famiglia. Il flusso è in cinque passi: carichi il bilancio esteso, imposti le ipotesi per ogni anno (orizzonte di 3, 4 o 5 anni, con piano investimenti e mutui riga per riga), la piattaforma genera conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario, controlli i KPI con le soglie, ed esporti in Excel e in Word con capitolo narrativo, commenti e analisi SWOT. Se forzi un valore a mano, il software ti avvisa quando l'intervento sbilancia i prospetti.
Detto con onestà, non è lo strumento giusto per tutto. È costruito per aziende con almeno un bilancio alle spalle: per una startup che parte da zero, senza storico, un modello a foglio bianco è più adatto. E non sostituisce il tuo giudizio sulle ipotesi: le ipotesi restano tue, il software fa i conti e li tiene coerenti.
Sul prezzo: l'abbonamento annuale costa meno di quanto uno studio incassa, di solito, per un solo business plan. Prima di pagare puoi richiedere una prova gratuita di 10 giorni.
In sintesi
- Il software migliore è quello che parte dal bilancio del cliente e ti consegna prospetti coerenti senza ricopiare nulla.
- Il test decisivo è cambiare un'ipotesi e vedere se tutto quadra ancora.
- Il confronto economico si fa sul costo per business plan, contro le ore risparmiate.
Prossimo passo
- Calcola il risparmio del tuo studio e richiedi dallo stesso modulo la prova gratuita di 10 giorni.
- Prenota una demo di 25 minuti e portaci un bilancio vero.
- Se cerchi alternative gratuite, le abbiamo messe in fila in business plan gratis con l'intelligenza artificiale.