Cos'è un cost driver?
Il criterio oggettivo — non il fatturato — con cui si ripartisce un costo indiretto tra più linee, clienti o commesse: metri cubi di magazzino, ore macchina, numero di ordini.
Molti costi non sono attribuibili direttamente a una linea o a un cliente: affitto del magazzino, ammortamenti dei macchinari condivisi, stipendi del personale indiretto, utenze. Vanno comunque ripartiti per calcolare un margine per linea che sia reale, non solo un residuo per differenza.
L'errore più comune nelle PMI è allocare questi costi in proporzione al fatturato, per semplicità. Il problema: se una linea occupa il 60% del magazzino ma genera solo il 45% del fatturato, allocare per fatturato la fa sembrare più redditizia di quanto sia — un costo di magazzino sproporzionato viene "nascosto" nelle altre linee. Ne parliamo nel caso reale sul margine per linea di business.
Un cost driver corretto lega il costo alla causa che lo genera: metri cubi o pallet per i costi di magazzino, ore macchina per gli ammortamenti industriali, numero di ordini o righe di fattura per i costi logistici e amministrativi, ore uomo per i costi di commessa — vedi job costing.
Scegliere il cost driver sbagliato non è un errore neutro: sposta artificialmente margine da una linea — o commessa, o cliente — a un'altra, e le decisioni commerciali che ne derivano (dove investire, cosa scontare, cosa tagliare) ereditano l'errore. Vedi anche riclassificazione del conto economico.